Una bufala da Ciquecentolìre

di Massimiliano Scorrano

È errato e totalmente fuorviante pensare che servissero a pagare la spesa pubblica.

Di recente abbiamo riproposto un nostro articolo riguardante la sovranità monetaria rifiutata in sede di costituente a cui ha fatto seguito un vivace dibattito, sulla nostra pagina facebook, da parte dei nostri lettori. Cosa che ci ha fatto molto piacere in quanto riteniamo che lo scambio di idee, unito al brulicare dell’interesse, sia motore verso la conoscenza. Ci corre però l’obbligo di fare alcune precisazioni in relazione ai famosi biglietti di Stato della Repubblica italiana di L. 500 (1). Nel ribadire che il Prof. Auriti aveva posto particolare attenzione a differenziare tra proprietà di Stato e proprietà di popolo (due soggetti giuridici ben distinti tra loro) il giurista di Guardiagrele era senza tema di smentita per la proprietà di popolo.

Per ciò che attiene alle 500 lire di Stato, ne abbiamo già discusso qui, Auriti parlava moneta di proprietà giuridica del portatore; il biglietto di stato o di banca hanno lo stesso ciclo, lo stesso meccanismo di creazione ed emissione, perche sono moneta-debito. La moneta di proprietà del portatore è l’antitesi alle 500 lire o alle 1000 della banca: quando viene creata entra in circolazione senza che nessuno ne pretenda mai la restituzione rivendicandone la proprietà, sia questo lo Stato o la banca. Ribadiamo che esse rappresentavano comunque debito per lo Stato. Dal dibattito in seno alle Camere che precede la promulgazione della Legge si evince che inizialmente furono emesse in sostituzione delle 500 lire in argento, oggetto del famoso fenomeno della tesaurizzazione. Inoltre, nei decreti ministeriali attuativi era previsto un numero massimo di utilizzo per transazione consistente in Lire 50.000 (2) e non potevano essere utilizzate per transazioni internazionali (per inciso e solo per mero dato statistico, furono emessi 150 miliardi di lire in banconote da 500 lire quando il debito pubblico del 1966 era di 15.175 miliardi di lire ossia lo 0,988% con una disponibilità teorica pro-capite di L.3.000 a persona, equivalente a circa €15,21, il valore attuale di L. 500 del 1966 sono € 5,07 dei giorni nostri). Ora se ci dovessimo guardare in tasca probabilmente potremmo ritrovarci un valore di monete metalliche ben superiore.

Tali disposizioni rimasero invariate dalla prima emissione fino all’ultima pre euro che era tornata a rivestire la forma bimetallica. In sostanza, dalla prima emissione, sostitutiva di quelle in argento il cui debito era già consolidato nei bilanci dello Stato, fino alle ultime, hanno solo comportato un mero atto surrogatorio di precedenti emissioni senza minimamente intaccare, sia per volume e sia per concetto, il potere che Legge vuole le emissioni dello Stato sottoposte al vaglio ed alla autorizzazione dell’Ente a cui per legge sono assegnate le azioni di politica monetaria.
Volendo proseguire solo sul piano statistico e non giuridico, cosa che non ci appassiona in quanto riteniamo che sia essenziale e di vitale importanza la proprietà giuridica della moneta in capo al Popolo, intendendo questo come insieme di persone fisiche e non come persona ficta, all’atto dell’emissione, provvederemo a fornire alcuni dati: dal 1966 al 1975 sono stati coniati n. 908.600.000 della serie Aretusa per un controvalore di L. 454.300.000.000 (3), dal 1974 al 1979 sono stati coniati n. 914.200.000 della serie Mercurio per un controvalore di L. 457.100.000.000 (4).

Fermo restando che non tutte le emissioni erano contemporaneamente in circolazione e che molte emissioni provvedevano a sostituire biglietti distrutti, ai fini di questo sunto li considereremo tutti circolanti, dalla prima all’ultima emissione. Nel 1979 L. 500 corrispondevano ad € 1,48 attuali. Dal 1966 al 1979 la spesa complessiva dello Stato italiano è stata di 483.540 miliardi di lire, per l’esattezza è stata di L. 483.539.965.672.530 (5) mentre le emissioni complessive della serie Aretusa e Mercurio cumulate tra loro ammontano a L. 911.400.000.000, ossia ha rappresentato in termini percentuali lo 0,19% della spesa. Inoltre teniamo a ribadire che non era concesso l’utilizzo delle 500 lire per un numero di pezzi superiore alle 100, ossia un controvalore di L. 50.000 a transazione.

A completamento del dato ci preme evidenziare che il debito pubblico dal 1965 al 1979 è passato da L. 11.888.736.525.400 a L. 183.559.344.772.300 (6) con un incremento percentuale del 1544%, denotando che parte della spesa statale degli anni è stata coperta con il ricorso al deficit e quindi al finanziamento.
Riteniamo pertanto che le emissioni delle 500 Lire rappresentavano un importo assolutamente trascurabile e risibile, nell’ambito della spesa pubblica statale di quel tempo, e che non potevano in alcun modo contribuire al “pagamento della spesa pubblica”, come alcuni affermano.

p.s. le fonti sono state categoricamente NON reperite su Youtube

 

28/12/2019, per la Scuola di Studi Giuridici e Monetari Giacinto Auriti

(articolo originale: http://www.giacintoauriti.com/notizie/198-una-bufala-da-ciquecentolire.html)

 

note

(1) https://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/downloadPdf?dataPubblicazioneGazzetta=19660414&numeroGazzetta=91&tipoSerie=FO&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&progressivo=0&estensione=pdf&edizione=0&fbclid=IwAR0ZmNMjHLBX5DOYivkC_NUOtXU03r1xQDqwdg_SXUDlIfbgBpp104ThtNM

(2) https://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/downloadPdf?dataPubblicazioneGazzetta=19660910&numeroGazzetta=225&tipoSerie=FO&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&progressivo=0&estensione=pdf&edizione=0&fbclid=IwAR2YnCLGOFWut2AiGM7wVcsqb3HZ9LsPDtmST_KnpLuGu4Prx-0p2DMKtkQ

(3) http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-BRI/32

(4) https://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-BRI/30

(5) http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Pubblicazioni/Studi-e-do/La-spesa-dello-stato/DB_e_Tavole_1862_2009.xls

(6) https://tesi.luiss.it/17318/1/181201_SALVO_ANNAMARIA.pdf

Giovanni Moretti

Giovanni Moretti è nato a Torino nel 1963. Specialista in architetture informatiche e servizi ICT, ha studiato e lavorato per più di trent'anni per grandi multinazionali del settore per trovarsi ora in un percorso a ritroso che era iniziato in giovinezza con l'algebra di George Boole, poi proseguito in direzione di Gottlob Frege raccogliendo, strada facendo, una profonda passione per la filosofia

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