Ma perché Moody’s declassa l’Italia? E la crisi vera non è ancora arrivata…

Il monito dell’agenzia di rating è la rappresentazione del ricatto finanziario attuato dal sistema capitalistico mondiale

Francesco Filini

ROMA – L’oracolo di Moody’s ha parlato, ha comunicato a tutti noi umili mortali la

Il Presidente del Consiglio Mario Monti

sua insindacabile sentenza: il “sistema Italia” è instabile, c’è addirittura il rischio che 
venga “contagiato” dagli 
appestati spagnoli e – peggio ancora – dagli zombie greci. L’agenzia di rating di cui Mr. “Goldman” Monti è stato per anni “Senior European Advisory Council”, ha tagliato il giudizio sulla solvibilità dei titoli di Stato italiani da A3 a Baa2, retrocedendo la credibilità del nostro paese di ben tre posizioni sulla “Hall of Shame” che Moody’s, insieme alle altre due sorelle Standard & Poor’s e Fitch, aggiorna periodicamente.
DECLASSATI, MA PERCHE’? – Le motivazioni dei declassatori dei popoli sono ancor più assurde dei meccanismi che regolano questo folle sistema neoliberista ormai fuori controllo: la situazione politica italiana è instabile, fra qualche mese si voterà (oddio che sciagura!) e c’è il rischio che gli italiani decidano di liberarsi delle politiche criminali volute dalla Troika Europea (BCE, FMI, UE), e attuate alla lettera da un vero e proprio purosangue dell’€urocrazia bancaria: il cavallo di Troika Mario Monti. La finanza ha paura che gli italiani possano liberarsi del “pacco-regalo” e decidere di attuare delle politiche correttive che comprometterebbero gli interessi degli speculatori. Uscire dall’euro, nazionalizzare le banche (a cominciare da Bankitalia), battere moneta nazionale e cominciare a produrre beni reali per uscire dalla recessione senza fine, orchestrata ad arte dall’altro purosangue finanziario Mario “Goldman” Draghi. E questo per Moody’s – ovvero per l’agenzia privata gestita dalla finanza internazionale, pensata e creata esclusivamente per garantire gli interessi della speculazione – rappresenta un rischio enorme.
LE CONSEGUENZE  – Allora tanto vale ricordare al popolo italiano quanto pericoloso sia far arrabbiare la speculazione planetaria, basta far arrivare la notizia di un semplice downgrade per mettere in moto la macchina della follia. Lo spread vola alle stelle, la borsa precipita, le aziende fanno crack, i portavoce della finanza internazionale invocano nuove lacrime e sangue, i servi sciocchi in Parlamento gli fanno eco. Ormai abbiamo imparato a conoscere il giochino con cui stanno distruggendo il nostro Paese, il teatrino sta diventando quasi noioso, semplicemente perché è ripetitivo.
E LA POLITICA CHE FA? – La nostra inadeguata classe politica non si rende minimamente conto che è in atto una vera e propria rivoluzione, sotto i colpi dello spread e le sferzate del downgrade è in atto il sitematico smantellamento dello Stato sociale, così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. La crisi vera probabilmente ancora non è arrivata, a settembre inizierà l’atto finale della tragedia italiana. La disoccupazione e il progressivo impoverimento uniti alla rabbia e alla disperazione, faranno in modo che le misure che la Troika imporrà siano accettate senza esitazione alcuna. Insieme a tagli e tasse inizierà la vera svendita, che è l’obiettivo finale di questo sistema: Finmeccanica, Eni, Poste, Enel, scuola, sanità e tutte le aziende in grado di dare servizi pubblici corrono il rischio di essere “liberalizzate”, ovvero di diventare strumenti di profitto per pochi anziché essere un bene di tutti. L’avviso di Moody’s è la perfetta rappresentazione del ricatto che il sistema finanziario impone ai popoli. Quello stesso ricatto che Monti ha messo in luce qualche giorno fa quando ha ricordato al Presidente di Confindustria Squinzi che dire la verità, ovvero che le aziende italiane stanno fallendo, fa incazzare lo spread. Ed è da irresponsabili raccontare agli italiani le politiche della Troika.
IDENTITA’ NAZIONALE – Eppure basterebbe poco, pochissimo per uscire da quest’incubo. Se fossimo in grado di liberarci di queste sovrastrutture mentali basate sull’inganno e sulla falsità, se fossimo in grado di vedere quant’è ricco il nostro Paese, se fossimo in grado di comprendere quanta invidia facciamo al resto del mondo, se fossimo in grado di ricordarci che non siamo un’azienda ma un popolo, tutto si risolverebbe.Perché un’azienda fallisce, un popolo no. Ma solo se ci riappropriamo della sovranità e spezziamo questa colonizzazione finanziaria. L’Italia custodisce l’80% delle opere d’arte di tutto il mondo, i nostri mari, le città d’arte, le nostre colline, le nostre inimitabili catene dolomitiche, i vulcani, i laghi, i nostri inimitabili paesaggi, l’agricoltura, la nostra cucina, la nostra storia e la nostra cultura ellenica, romana e cristiana: in nessuna altra parte è accumulata tanta immortale ricchezza. Ed è per questo che facciamo gola, ed è per questo che ci odiano. Quando la Finlandia minaccia di uscire dall’euro perché sono stanchi di mantenere le “cicale” italiane e chiede che venga messo a garanzia della solvibilità dei titoli di Stato il Colosseo, mette in luce il vero obiettivo: venire a strappare i biglietti d’ingresso per lucrare sulle nostre opere d’arte. Se fossimo in grado di ricordare a noi stessi la magnificenza dei nostri padri, di conoscere e riconosce la nostra cultura, la nostra storia e la nostra inimitabile genialità, potremmo ritrovarci e accendere per l’ennesima volta nella storia la luce sui popoli. E bisogna fare presto, perché l’ombra avanza inesorabile.
Twitter @francescofilini

Aurita

Francesco Filini, amministratore locale e studioso di economia, geopolitica e moneta. E' tra i fondatori della scuola di studi giuridici e monetari Giacinto Auriti, scrive sul rapportoaureo.it da oltre 5 anni ed è autore del saggio "Il Segreto della moneta - verso la Rivoluzione auritiana".

Un commento:

  1. Successe la stessa, identica cosa in Argentina. Aziende svendute, povertà e disoccupazione. Non serve una grande mente per capire gli scopi di Mody’s & C,
    In otto mesi di governo tecnico, non solo non si è provveduto a bloccare lo smantellamento industriale dell’Italia, ma il debito pubblico è ancora aumentato. Allora si capisce che non è questione di più tasse, di più tagli per rimettere in moto l’Italia: hanno già deciso cosa fare, ovviamente non nell’interesse degli italiani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *