Il tasso ufficiale di sconto è il padre di ogni usura

Di Francesco Filini

DEFINIZIONE DI USURA (WIKI): L’usura (parola latina per interesse) è la pratica consistente nel fornire prestiti a tassi di interesse considerati illegali, socialmente riprovevoli e tali da rendere il loro rimborso molto difficile o impossibile, spingendo perciò il debitore ad accettare condizioni poste dal creditore a proprio vantaggio, come la vendita a un prezzo particolarmente vantaggioso per il compratore di un bene di proprietà del debitore, oppure spingendo il creditore a compiere atti illeciti ai danni del debitore per indurlo a pagare.

“[…] Dico questo perchè, invece, il fenomeno dell’usura continua ad essere molto diffuso (anche) sul territorio abruzzese e comincia ad avere tributi di vite umane, come lasciano comprendere alcuni suicidi avvenuti negli ultimi tempi. Dell’usura parlai a lungo nella relazione del 1995, rapportandola alla altrimenti ingiustificabile espansione delle società finanziarie, e addebbitandone la responsabilità anche al sistema bancario, specialmente nei confronti dei piccoli e medi imprenditori, degli artigiani e dei commercianti, perche alla riduzione del tasso di sconto non ha fatto seguire un corrispondente intervento riduttivo a favore della clientela corrente. Oggi desidero precisare, per completezza d’esposizione, che, in definitiva, IL PADRE DI OGNI USURA E’ PROPRIO IL TASSO UFFICIALE DI SCONTO PRATICATO DALLA BANCA D’ITALIA, senza alcuna giustificazione economica e morale, se è vero che per tutta la durata della circolazione, la moneta rappresenta un debito una passività dell’Istituto di Emissione” e che “non può pertanto sostenersi che la Banca d’Italia sia proprietaria dei valori monetari”, come ha riconosciuto il sottosegretario di Stato per il Tesoro, rispondendo all’interrogazione di due senatori* il 20 Maggio 1995. Perciò è giustificato domandarsi come possa l’istituto di emissione pretendere interessi (quali sono i tassi di sconto) su moneta di cui non è proprietario e di cui, anzi, è debitore. ”

Questo è uno stralcio della RELAZIONE SULL’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA NEL DISTRETTO DEGLI ABRUZZI redatta dal Procuratore Generale della Repubblica Bruno Tarquini in occasione dell’apertura dell’anno Giudiziario del 1997.

In quell’anno il Governatore di Bankitalia S.p.a. è Antonio Fazio (successore di Ciampi) al quale il Procuratore Generale Tarquini ha affibiato, senza mezzi termini, la patente di usuraio per l’applicazione di un interesse (il tasso di sconto) sui valori monetari di cui la Banca Centrale NON E’ PROPRIETARIA. La certificazione che Bankitalia non era proprietaria delle lire allora in circolazione viene data dall’allora sottosegretario di Stato al Tesoro Carlo Pace, il quale rispose ad un’interrogazione di due senatori* in questa maniera: è inesatto sostenere che la banca centrale è proprietaria dei valori monetari, avendo per legge il compito istituzionale di emettere moneta e quindi crearla e di immetterla in circolazione “mediante il trasferimento ad altri soggetti, normalmente verso il corrispettivo di titoli o valute estere, attraverso le operazioni a tal fine legislativamente previste (quali, ad esempio, quelle di risconto o di anticipazioni, disciplinate dagli articoli 27 – 30 del Regio Decreto 28 Aprile 1910, n. 204, e successive modificazioni)”; ciò premesso, “in sostanza, per tutta la durata della circolazione, la moneta rappresenta un debito una passività dell’Istituto di Emissione; e come tale è iscritta, nel suo Bilancio, fra le poste passive”.

* uno dei due senatori che presentarono l’interrogazione era Nicola Pasetto

Aurita

Francesco Filini, amministratore locale e studioso di economia, geopolitica e moneta. E' tra i fondatori della scuola di studi giuridici e monetari Giacinto Auriti, scrive sul rapportoaureo.it da oltre 5 anni ed è autore del saggio "Il Segreto della moneta - verso la Rivoluzione auritiana".

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