Droga e prostituzione, gli ultimi ostacoli all’eliminazione del contante

Di Francesco Filini

Da anni ormai circola sempre più insistentemente la proposta di abolire il contante, con l’ignobile scusa di combattere l’evasione fiscale che, secondo i tecnocrati dell’€uropa bancaria, rappresenterebbe la causa dei conti in rosso dello “Stato”. Quei tecnocrati che, in linea con la loro idolatria vecchia almeno di 2000 anni, sono molto bravi a scorgere la pagliuzza negli occhi altrui e incapaci di vedere le innumerevoli travi che trafiggono i loro occhi.

La lotta al contante libero è il perfetto punto d’intersezione delle derive dei due sistemi socioeconomici universalmente riconosciuti al tempo dell’usura: la degenerazione veterostatalista e la schizofrenia turbocapitalista. Le due derive oggi vengono a pieno titolo rappresentate dalla politica montiana e dai suoi fedeli servitori, tra cui spicca in prima linea il PD di gargamella Bersani, che da giovane diceva di voler difendere gli interessi dei lavoratori e da grande ha deciso invece di passare al lato oscuro della forza, genuflettendosi e giurando fedeltà ai “signori dei Sith” che siedono nei direttivi dei sempre più noti Club Bilderberg, Commissione Trilaterale, Club di Roma e i più svariati immondialismi polimorfi.

L’obiettivo a breve scadenza che tali consorterie hanno stabilito è appunto l’abolizione delmontisith “frusciante” per favorire la transazione elettronica, totalmente tracciabile e quindi controllabile dal “grande occhio” di tolkeniana memoria che dal Trattato di Maastricht in poi svetta sulla nuova eurotower di Babele, oggi conosciuta come BCE. Abolendo il contante, si abolisce l’evasione fiscale e anche la corruzione: tutti saranno costretti a pagare il pizzo ai grandi usurai planetari (i vertici delle Banche Centrali di tutto il globo) per poter lavorare. E così sarà compiuta l’antica profezia dell’Apocalisse di Giovanni:
“Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia. Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei”.

Ora, questo millenario disegno che prende man mano corpo proprio al nostro tempo, ha due ultimi scogli da superare: la prostituzione e il commercio internazionale di stupefacenti. Due settori considerati “strategici” per l’ingente mole di capitali che riescono a movimentare. Viviamo nell’era in cui la cieca logica economicista impera incontrastata: tutto ciò che appare vantaggioso dal punto di vista finanziario (non ho usato appositamente il termine “economico” per il rispetto che si deve al reale significato di questa nobile parola) viene giustificato e tollerato: se vendere droga fa aumentare gli introiti dello “Stato” è cosa buona e giusta. Stesso discorso vale per il meretricio: se il PIL aumenta sfruttando il corpo delle donne, ben vengano le case chiuse. Anche il Vaticano rivedrà le sue posizioni.

Con un semplice smartphone si potrà acquistare con estrema facilità tanto un caffè quanto una serata allegra con qualche bella ragazza selezionata da internet, il tutto debitamente registrato e tassato per ripagare quel debito creato ad arte dall’elite bancaria d’€uropa.
Nulla sfuggirà al grande occhio, e col redditometro l’agenzia delle entrate potrà calcolare se quanta droga consumi o quante volte vai a cercar consolazione dalle belle di giorno è in linea con il tuo reddito. Sto esagerando? Probabilmente, lo spero. Ma la follia tecnocratica è davvero capace di tutto, solo 10 anni fa avremmo messo alla berlina chiunque avesse prospettato la creazione di un organismo sovranazionale composto da oligarchi, eppure oggi l’Esm è una dura realtà che impareremo presto a conoscere.

Voglio essere esplicito e fugare ogni dubbio per evitare facili strumentalizzazioni: da sempre mi batto contro la prostituzione in strada perchè degrada e rende insicuri i quartieri delle città, soprattutto quando questa viene esercitata sotto i balconi dei cittadini. Va sicuramente vietata in strada, va combattuto l’ignobile sfruttamento che c’è dietro, ma è impensabile che si cerchi di risanare i debiti o pagare i servizi sociali sfruttando il corpo delle donne. Esattamente come è impensabile (e stupido) dire di voler abolire il mestiere più antico del mondo. Tra le altre cose, qui in Italia le cosiddette case chiuse già ci sono, basta navigare sugli infiniti siti dedicati o leggere le inserzioni a pagamento di autorevoli quotidiani nazionali per trovare soluzioni per ogni tipo di gusto…

Insomma, dopo aver di fatto legalizzato il gioco d’azzardo trasformando le vie delle città in squallide Las Vegas di periferia con insegne pacchiane e fastidiosamente luminescenti, non mi stupirei se presto verrà fatta la proposta di ‘regolamentare’ la prostituzione e il commercio di droga. Sono solo gli ultimi ostacoli rimasti al controllo totale del denaro circolante. Senza la certezza che si potrà acquistare droga o prestazioni sessuali anche senza la carta fabbricata dalla BCE, il Parlamento non approverebbe mai. Vien da ridere, ma finchè sarà così i politici cocainomani (e sono sicuro che non siano affatto pochi) e sessuomani (forse sono anche di più) rappresentano l’ultimo baluardo al denaro circolante che può sfuggire al controllo della polizia di banca.

L’ipocrisia del nostro tempo sta proprio nel far passare leggi e provvedimenti che uccidono la libertà e relegano l’uomo ad automa che deve mangiare, lavorare e riprodursi (ma non troppo), come necessari e giusti. Quando ormai non conviene più ciò che è giusto, ma è giusto solo quello che conviene (cit. Auriti). Le parole di Ida Magli nel suo ‘Dopo l’Occidente’ trovano piena attuazione nell’idolatria finanziaria dei signori del debito che aggiungono un comandamento in più alla legge mosaica:

“Aprirai un conto corrente. È questo l’undicesimo comandamento; non avrai altro Dio all’infuori di me… Andrai nella tua banca ogni mattina, che è la tua chiesa, e quei pochi soldini li verserai lì, così che il governo possa controllare se davvero li adoperi soltanto per mangiare”.

Si salvi chi può.

Twitter @francescofilini

Aurita

Francesco Filini, amministratore locale e studioso di economia, geopolitica e moneta. E' tra i fondatori della scuola di studi giuridici e monetari Giacinto Auriti, scrive sul rapportoaureo.it da oltre 5 anni ed è autore del saggio "Il Segreto della moneta - verso la Rivoluzione auritiana".

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