Caro Salvini, ti spiego io cos’è la vera secessione

Je suis terun

di Francesco Filini

“Il Movimento politico confederale denominato Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana.”

Questo è l’art. 1 dello Statuto della Lega Nord approvato nel corso del Congresso Federale del 20 luglio 2014, quindi nemmeno un anno fa. Nonostante Matteo Salvini avesse condotto appena due mesi prima una campagna elettorale per le Europee girando in lungo e in largo il vecchio Stivale (con tanto di blitz nel profondo sud dove a Lampedusa riesce a riscuotere la bellezza del 17% dei consensi) il suo partito conferma la linea indipendentista per separare le regioni del nord (a cui nel tempo sono state aggiunte le centrali Toscana, Marche e Umbria) dal resto d’Italia. L’obiettivo principale rimane quello di rendersi indipendenti dallo Stato, da quest’ente astratto che opprime famiglie e aziende padane con politiche fiscali vessatorie attuate dalla triplice Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza e Equitalia. La nuova gestapo Cornuto padanod’occupazione pronta a scovare, riscuotere e confiscare beni a tutti coloro che si rifiutano, per principio o per semplice spirito di sopravvivenza, di pagare il pizzo a Roma ladrona. Da un quadro economico e sociale come quello attuale si spiega con estrema facilità il successo delle truppe battenti Sole delle Alpi, pronte a invadere piazze ed urne per incarnare fino in fondo la retorica secessionista tirando fuori un armamentario di tutto rispetto: elmi cornuti, ampolle ripiene d’acqua del sacro Po, striscioni scritti in dialetto e vessilli indipendentisti d’ogni sorta, opportunamente issati dalle fiammanti carrozzerie dei trattori.

Beh, ma come si fa a non comprendere le ragioni di quel popolo? Non viviamo anche noi, qui in terronia, lo stesso regime d’oppressione fiscale dei padani? Lo Sceriffo di Nottingham non bussa forse alle nostre porte con la stessa veemenza e costanza come lassù, al nord? Non assistiamo forse quotidianamente anche noi alla chiusura di negozi e botteghe, all’esproprio di case e terreni, alla crescente carestia artificiale che si abbatte sulle famiglie, ai terribili suicidi da insolvenza e disperazione? Se poi a questa crisi sistemica ci aggiungiamo le tensioni sociali e l’aumento della criminalità dovuta anche all’inarrestabile fenomeno delle migrazioni, capiamo bene che non è possibile per nessun essere razionale e libero da pregiudizi ideologici, non essere d’accordo con le motivazioni leghiste.

Il problema però è nella soluzione che i padani propongono, in una secessione che – a loro dire – risolverebbe tutti i mali. Al netto del folklore, della retorica e dei facili stereotipi a cui le camice verdi ci hanno abituato, dovremmo capire e far capire a Matteo Salvini che il vero nemico non è lo Stato che impone le tasse, ma il suo mandante: la finanza apolide. Dal 1694 in poi, anno di fondazione della prima banca centrale, la Bank of England, si è assistito alla nascita degli stati nazionali a sovranità limitata, poiché hanno progressivamente consegnato il potere di battere moneta a dei privati, diventando di conseguenza eterni debitori del sistema finanziario. Insieme agli stati nazionali “moderni” nascevano le rispettive banche centrali di cui già Marx nel 1885 ne denunciava l’intrinseca natura truffaldina: “Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro. Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694).”

TroikaE’ un fatto innegabile che lo Stato oggi non sia nient’altro che l’agente riscossore della finanza internazionale. Nell’Europa di oggi è la finanza apolide ad imporre agli Stati ex-sovrani le misure di politica economica che devono adottare, e lo fa attraverso il suo cerbero chiamato Troika. I governi non possono fare nient’altro che eseguire i dettami finanziari, i ministri dell’economia sono in realtà meri ministri delle tasse, perché l’unica decisione che possono prendere è quella di scegliere dove aumentare le tasse o tagliare la spesa.

E allora, se abbiamo davvero capito che il nemico non è lo Stato-cameriere, l’unica secessione che dobbiamo chiedere da nord a sud, da est a ovest, è quella nei confronti del sistema debitorio apolide. Non ci sono terroni e polentoni, fascisti e comunisti, guelfi e ghibellini, laici e cattolici, bianchi e neri, romanisti e laziali. Ci sono i popoli. E poi c’è la finanza. I secessionisti lombardi, veneti o siciliani, devono comprendere che la difesa delle identità, degli usi e dei costumi, non passa attraverso secessioni territoriali e autarchie all’amatriciana, ma passa attraverso l’unione dei popoli liberi che alzano la testa e si organizzano per cacciare i mercanti dai templi, dai parlamenti e dalle istituzioni finanziarie.

La spinta secessionista ha le stesse motivazioni che animarono gli insorti di Vandea aAssignat_de_15_sols cavallo dei secoli XVII e XVIII, quando baroni e contadini diedero vita alla rivolta fiscale per difendere case e terre. Il terrore giacobino utilizzava lo strumento di debito degli “assegnati”, ovvero dei titoli che avevano come garanzia i beni confiscati al Clero, oggi il terrore europoide usa i biglietti firmati da Mario Draghi. I tempi sono cambiati, ma il meccanismo è sempre lo stesso.

Ed è per questo, caro Matteo, che è ora di mettere da parte l’armamentario padano e iniziare la battaglia per la vera secessione. Su questo – ti assicuro – io che sono di Roma sono più secessionista di te.

 

Twitter@francescofilini

Aurita

Francesco Filini, amministratore locale e studioso di economia, geopolitica e moneta. E' tra i fondatori della scuola di studi giuridici e monetari Giacinto Auriti, scrive sul rapportoaureo.it da oltre 5 anni ed è autore del saggio "Il Segreto della moneta - verso la Rivoluzione auritiana".

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