Breve studio sull’introduzione di una moneta complementare in Italia

Premessa

Il seguente studio sull’introduzione di una moneta complementare rappresenta un’ipotesi di introduzione concreta di un mezzo di scambio libero dal debito, ed è calato nel contesto italianohttps://i2.wp.com/www.sovranitamonetaria.it/imgs/various/giacinto_auriti_11.jpg?w=900 attuale. La proposta si basa sugli studi del Prof. Giacinto Auriti, il primo in Italia e nel mondo ad aver scoperto e scientificamente dimostrato la “teoria del valore indotto“, che con la forza della ragione e del diritto ribalta l’attuale paradigma della moneta-debito. La soluzione ideale ai problemi del nostro tempo è una completa sovranità monetaria, con la dissoluzione totale delle monete finanziari (euro, dollaro, lira, dracma e tutte le altre monete del mondo), ma come insegnava lo stesso Professore quando introdusse il SIMEC a Guardiagrele, non possiamo sostituire di colpo il sangue avvelentao dal debito con un sangue pulito, perché il corpo verrebbe prima prosciugato e l’organismo sociale morirebbe. Occorre quindi introdurre nell’organismo il sangue “pulito” e fare in modo che lo stesso organismo si “depuri” progressivamente dal veleno del debito. L’obiettivo del presente articolo è quello di proporre un percorso concreto e fattibile che possa portare progressivamente alla liberazione del popolo dal servaggio della Grande Usura. Non essendo il Vangelo è suscettibile di modifiche, revisioni e integrazioni da parte di chiunque voglia farlo. L’unico presupposto richiesto è il superamento delle ideologie e la conoscenza degli studi auritiani. La nostra amata terra è sempre più agonizzante, non possiamo più permetterci di perderci in chiacchiere per alimentare il nostro ego o per tirare il carro alla fazione politca di appartenenza: se vogliamo essere all’altezza del nostro tempo dobbiamo passare all’azione, portando avanti una proposta concreta che possa essere sempre più compresa dal nostro popolo perché, come diceva Gandhi, “quando il popolo farà strada, i leader si accoderanno”. Grazie sin da ora a chi vorrà contribuire.

Introduzione

Risultati immagini per crisi scarsitòL’attuale crisi che il mondo occidentale sta vivendo è una crisi unica nella storia dell’umanità. Basta volgere lo sguardo al passato per vedere come le grandi crisi che hanno attraversato la storia, siano crisi dovute alla “scarsità”. Una scarsità di cibo, magari dovuta ad un eccezionale evento climatico che distruggeva i raccolti, poteva mettere in ginocchio l’Impero Romano; o la scarsità di moneta, magari dovuta a manovre speculatorie in grado di spostare ingenti quantità di ricchezza (come ad esempio nella Firenze dei banchieri Peruzzi e Bardi, quando si verificò una grande crisi che coinvolse e mise sul lastrico tutto il fiorentino. Le storiche famiglie di banchieri italiani si erano infatti esposte con ingenti somme prestate al sovrano inglese Edoardo di Carnarvon che, per finanziare le sue azioni belliche, si era indebitato per l’enorme cifra di 125.000 sterline. Il sovrano ripudiò il debito, i “banchi” fiorentini furono incapaci di restituire i soldi a coloro che li avevano depositati presso di loro: ci fu una vera e propria crisi che portò al collasso dell’economia dell’epoca). E’ inevitabile, quindi, che la parola “crisi” sia direttamente riconducibile alla parola “scarsità”.
Ma l’attuale crisi, è una crisi del tutto particolare: flagella famiglie e imprese nonostante ci sia abbondanza, enorme abbondanza, addirittura sovrabbondanza, di cibo e moneta. Il progresso scientifico e tecnologico hanno fatto moltiplicare in una manciata di decenni il sistema produttivo in ogni settore: agroalimentare, manifatturiero, trasporti,  telecomunicazioni, servizi, etc etc: non esiste un settore di mercato, volto alla produzione di beni e servizi, che in questi anni non abbia conosciuto una rivoluzione nel sistema produttivo, capace di aumentare a dismisura la quantità dei prodotti. Sono enormi le quantità di cibo che vengono scartate, così come sono enormi le quantità di prodotti tecnologici resi obsoleti dopo pochi mesi, che vengono continuamente rottamati. Secondo l’ONU ogni anno vengono prodotti tra i 20 e i 50 milioni di tonnellate di “e-waste” (ne sanno qualcosa i ghanesi della discarica di Agbogbloshie, la più grande del pianeta). Ma sono ancor di più grandi i quantitativi di moneta creata “ex-nihilo” dal sistema mondiale delle banche centrali: ad esempio le manovre di emissione monetaria della BCE a partire dal 2012 (le varie LTRO e TLTRO il famoso bazooka di “super” Mario Draghi) hanno creato svariate migliaia di miliardi di euro, producendo “sovrabbondanza” di moneta che però non genera inflazione perché non “atterra” nell’economia reale.

Il contesto sociale

In pochissimi anni abbiamo assistito inermi alla trasformazione sociale dei contesti urbani italiani: a partire dal 2000 ad oggi hanno chiuso i battenti milioni di piccole e medie imprese Multinazionali
italiane, spazzate via in un battibaleno dai bracci armati della tigre finanziaria. Piccoli negozi di vicinato, botteghe artigiane, norcini e alimentari vari, sono ormai un vecchio ricordo che sbiadisce sempre più velocemente. Il popolo delle partite IVA, di chi aveva un’attività in proprio su cui si fondava il reddito famigliare, cede sempre più il passo a grandi multinazionali che hanno la particolarità di non produrre nulla e nel frattempo vendere ogni tipologia di bene merceologico esistente. Presso ogni uscita autostradale italiana possiamo trovare con grande facilità un’Ikea, un Leroy Merlin, Auchan, Carrefour, Leclerc, Decathlon etc etc, dove lavorano per uno stipendio molto modesto e in condizioni sempre più precarie tanti ragazzi italiani. Ma non sono solo i beni di consumo ad entrare nel monopolio multinazionale, ma mano mano anche i servizi dei professionisti. La catena “Vitaldent” è l’esempio più lampante della multinazionalizzazione del settore medico, tanto per farne uno. E il paradigma economico verso cui si sta velocemente andando è quello della mastodontica centralizzazione del mercato dell’economia reale, sempre più appannaggio dell’oligopolio delle grandi centrali finanziarie che controllano il commercio. La trasformazione sociale che ne scaturisce è evidente, ed è la diretta conseguenza della perdita di sovranità commerciale: precarizzazione del lavoro, isoccupazione, denatalità, desertificazione dei piccoli centri, emigrazione, trasformazione dei quartieri e dei rioni in zone-dormitorio.

Il sistema Euro

https://i2.wp.com/guardforangels.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/09/trappola-europea.jpg?w=900La particolarità dell’Euro rispetto a tutte le altre divise del globo (che sono comunque anch’esse emesse a debito) è che è emesso da una Banca Centrale totalmente autonoma e distaccata da qualsiasi tipo di governo. Secondo i trattati della UE, i membri della BCE (ma anche degli altri organismi strettamente correlati come il MES) godono di un’immunità totale, e non devono rendere conto a nessuno – se non a loro stessi – delle scelte politiche che l’organismo sovranazionale compie. Non solo è un bel paradosso per una democrazia, ma è anche un unicum in tutto il mondo. Di più: ogni euro emesso non va a comprare i titoli di stato dei paesi che lo hanno adottato, ma finisce nei videoterminali del sistema bancario occidentale a tasso zero o addirittura, come ha annunciato il Sole 24 Ore di recente, a tasso negativo (che sostanzialmente significa che se una banca prende dalla BCE 30 miliradi di euro potrebbe dover restituirne nel tempo 27!). Una cosa impensabile per gli USA con la FED, l’UK con la BOK, il Giappone con la sua banca nazionale, e così via discorrendo. Questo sistema suicida obbliga gli stati in una gabbia, mettendoli in concorrenza (sleale) tra loro, con la Germania che spadroneggia (anche grazie al fatto che a differenza di tutti gli altri riescono a finanziare il loro debito ad interesse zero o negativo con una banca pubblica, la KFW). Questa situazione crea molto dibattito in Italia, con una sempre più crescente schiera di economisti e politologi anti-euro che propongono un ritorno alle divise nazionali, così come minaccia Marine Le Pen in Francia. Il problema a cui molti economisti e politici nostrani sfuggono è che l’Italia non è la Francia. La Francia ha ancora una Banca Nazionale (che per giunta emette ancora il franco francese nelle ex-colonie) e può permettersi di proporre un ritorno alla situazione ante 2002. In Italia la Banca Centrale è stata definitivamente privatizzata con il colpo di mano Letta-Saccomanni del 2014, che non solo aboliva la tremontiana legge 262/2005 che prevedeva la nazionalizzazione dell’Istituto di Palazzo Koch, ma che – oltre alla truffa della rivalutazione delle quote – trasformava l’assett proprietario in una sorta di “big company” con frazionamento progressivo delle azioni fino al 4%. Se è vero, come ha ribadito più volte il presidente ABI Patuelli, che la Banca d’Italia non è mai stata d’Italia (in vero lo fu solo durante il fascismo con la legge bancaria del ‘36), dopo la riforma Letta-Saccomanni non lo sarà mai più, salvo una nazionalizzazione forzata che implicherebbe inevitabilmente una guerra. Di fatto, l’uscita dall’Euro per la sola Italia è impossibile e deleteria. Questa è una molto triste realtà, con cui chi ha l’ambizione di governare il paese si deve misurare. L’unica possibilità di uscita dalla gabbia dell’euro è che l’euro crolli da sé.

Il problema del debito

Risultati immagini per debito schiavitùIl grande problema del nostro tempo ha un nome ben preciso, si chiama debito. Il debito pubblico italiano è andato definitivamente fuori controllo con il golpe del 2011, quando proprio la tigre finanziaria sferrava il suo ennesimo attacco alla sovranità italiana, inviando gli emissari dell’€urocrazia a “mettere a posto i conti”, a “risanare il debito”, a “fare uscire l’Italia dal pantano”. Chi doveva far ripartire l’economia italiana (che nel 2011 godeva di ottima salute) in realtà non ha fatto altro che distruggere la domanda interna, svendere le proprietà nazionali e aumentare il debito. Un risultato che solo dei veri professionisti e servitori di interessi extranazionali come Mario Monti e la sua schiera potevano raggiungere. Grazie alle folli misure restrittive come il pareggio di bilancio e il fiscal compact, che oggi vengono timidamente criticate addirittura da Renzi, è impossibile governare un paese, se non andando ad elemosinare briciole con un cappello in mano dagli eurocrati. Non si può parlare di lavoro, investimenti, riforme e quant’altro, senza risolvere il problema della gestione del debito, perché chiunque andrà al Governo, fosse anche Otto von Bismark, si scontrerà con questo scoglio; ci saranno i creditori internazionali che chiederanno il rientro delle cedole e del relativo aggio, i garanti della finanza come Draghi, Merkel, Tusk etc che invocheranno “riforme”, ovverosia la svendita dei beni pubblici e la privatizzazione di enti strategici, e dall’altra parte della barricata il “popolo” dei disoccupati, cassintegrati, neolicenziati e sfrattati che chiederanno diritti. Non è proprio un caso che dal 2011 ad oggi tutti i governi abbiano clamorosamente fallito e che il malcontento sia cresciuto così tanto da riversarsi nel Movimento 5 Stelle, visto come speranza di “rottura” col vecchio sistema (che poi in realtà non è nient’altro che la più grande garanzia dello stesso sistema, ma questa è un’altra storia).

La finanziarizzazione dell’economia

Il problema del debito è intrinseco al sistema monetario (di fatto la moneta viene creata a fronte di un debito con relativi interessi), ma viene alimentato dalla cosiddetta finanziarizzazione dell’economia. Una parola ogni tanto evocata ma che necessita di essere compresa fino in fondo. Per comprendere bene il processo di finanziarizzazione dell’economia occorre comprendere bene la circolazione monetaria. Facciamo un esempio banale. Una banconota di 100€ può moltiplicare la produzione di beni e servizi in base alla sua velocità di circolazione; la stessa banconota, passando di mano in mano tra gli attori dell’economia reale, moltiplica di fatto il suo valore: l’elettricista compra 100€ di frutta, il fruttivendolo 100€ pane, il panettiere spende 100€ dal meccanico, il meccanico spende 100€ dal dottore e così via. La stessa banconota può rappresentare valori infiniti, più velocemente circola e più l’economia gira. Ma questo accade quando la circolazione monetaria avviene tra gli attori dell’economia reale, così come abbiamo visto nel banale esempio. Cosa accade quando la banconota da 100€ va, ad esempio, da Ikea? Visto il marchio svedese qualcuno sarà portato a pensare che quei soldi vadano in Svezia.. magari fosse così! Quando lo svedese verrà a visitare il Colosseo quei 100€ torneranno! Invece no, il meccanismo è molto più sottile. Ikea (come tanti altri marchi) è una società multinazionale di proprietà di una serie di investitori, tra cui le onnipresenti banche e fondi d’investimento vari. Ikea è una società dell’economia finanziaria. Ikea prende i 100€ e, una volta liquidate le spese (stipendio dei lavoratori e spese di gestione varie), investe il denaro nella borsa. Quindi quei 100€ che prima giravano nell’economia reale sono stati sottratti dal territorio e messi nella “nuvola finanziaria”. Quali sono gli effetti? E’ scontato dire che mancando il mezzo tutti gli attori dell’economia reale lavorano di meno. Ma c’è di più: ogni passaggio di denaro è tassato dallo Stato, che dovrebbe utilizzare il denaro proveniente dalle tasse per erogare servizi. Quando il denaro non circola lo Stato non incassa, ma deve comunque pagare la spesa pubblica. Cosa fa lo Stato quando non ha sodi? E’ ovvio, emette titoli per chiedere prestiti a… chi? Alla solita e onnipresente finanza. Portando i soldi all’Ikea di turno, magari convinti di risparmiare e di aver fatto un grande affare, in realtà si tolgono soldi all’economia reale e si consegnano a quella finanziaria, che li reimmetterà in circolazione sotto forma di debito, pubblico o privato che sia. Con gli immancabili interessi. Se ora pensiamo un attimo a come spendiamo il denaro, ci accorgiamo che siamo totalmente circondati da multinazionali: benzina, telefonini, computer, servizi di telecomunicazione, cibo, servizi medici, arredamenti etc etc etc. Insomma, dipendiamo dalle multinazionali. E inconsapevolmente alimentiamo il paradigma del debito consegnando loro il denaro, lo strumento indispensabile per l’economia. Quando anche i servizi strategici, come acqua, luce e gas, saranno totalmente in mano delle multinazionali, ovvero del braccio armato della tigre finanziaria, avremo compiuto definitivamente la trasformazione definitiva da cittadini a consumatori.

Introdurre una nuova linfa: il sistema dei Cre.Na

le multinazionali emettono la moneta

Le multinazionali emettono moneta

Carta multinazionale

Carta multinazionale

Fatte le dovute premesse, è ora necessario andare a cercare una soluzione che possa dare una risposta concreta ai problemi e alle esigenze del nostro tempo. Abbiamo visto che uscire dall’euro è impossibile e fortemente sconveniente, ma questo non significa che dobbiamo aspettare il suo collasso per rivedere (forse) la luce e restituire speranza al nostro popolo. Ogni tanto si sente qualcuno dire “facciamo una seconda moneta” o peggio ancora un “euro di serie A” e uno di “serie B”. Come si fa una seconda moneta? Quale banca la emette? Come viene accettata all’estero? Quale sarebbe il tasso di cambio? Queste sono le prime domande a cui il “lirista” di turno non saprebbe rispondere se non con una supercazzola, perché si tratta di mera propaganda, fine a se stessa. C’è una classe politica che ancora vive nella speranza di cambiare le regole del gioco una volta andati al potere, ovvero di andare dalla Merkel (chissà poi perché viene sempre tirata in ballo quando su queste questioni decide la Deutchbank, non lei!) e ottenere chissà quali vantaggi. Questa soluzione è più utopistica dello stampare un’altra moneta, perché sottintende la messa in discussione dell’intero sistema-euro, con le sue regole e i suoi meccanismi. Allora cosa fare? Come si fa fronte alla crisi del debito, alla gabbia dell’euro, ai vincoli di bilancio e al terribile fenomeno della finanziarizzazione dell’economia? In poche parole, come si crea nuova liquidità senza infrangere gli stringenti parametri di Maastricht che vietano esplicitamente agli Stati di coniare una moneta diversa dall’euro? La risposta a queste domande si può trovare nell’adozione di un sistema del credito totalmente esterno, staccato e indipendente dal circuito bancario e finanziario. L’Italia esce della crisi e si rende sempre più indipendente se riesce a contenere il fenomeno della finanziarizzazione dell’economia, facendo circolare sempre più velocemente l’euro nell’economia reale. Occorre creare un circuito virtuoso tra le istituzioni, i fornitori di servizi pubblici e attori dell’economia locale. La formula ce la forniscono direttamente le grandi multinazionali, che conoscono le regole del mercato e della circolazione monetaria sicuramente meglio della politica. Ogni grande supermercato crea a suo modo una “moneta”, spendibile esclusivamente entro il suo circuito: fornisce ai clienti una tessera elettronica dove vengono caricati dei “punti” che si possono scaricare spendendoli nello stesso esercizio, ottenendo uno sconto che è direttamente proporzionale al “quoziente di fedeltà”, ovvero al quantitativo di spesa fatta (registrato elettronicamente per ogni singola utenza). In questa maniera, ma anche con dei semplici “buoni sconto”, i grandi marchi della GDO “fidelizzano” la clientela, incentivandola a spendere presso i propri circuiti. E’ di tutta evidenza che, così facendo, la GDO crea dei valori “Ex nihilo” che vengono convenzionalmente accettati e spesi dai clienti. Lo Stato e le istituzioni pubbliche in grado di legiferare possono fare la stessa cosa, dando vita ad una sorta di “Buono Sconto Nazionale” o “Credito Nazionale” che in questo esempio chiameremo Cre.Na. (un maggiore sforzo di fantasia potrebbe magari portare a risultati migliori..). Il sitema funziona pressapoco così: lo Stato mette a disposizione di ogni singolo cittadino maggiorenne una “tessera elettronica di cittadinanza” entro la quale vengono caricati i Cre.Na., supponiamo nella misura di 100 al mese. Questi crediti, il cui di rapporto di valore con l’euro è 1:1 (100 Cre.Na = 100 euro), non sono convertibili (altrimenti sarebbero una moneta) e possono essere spesi nel circuito dell’economia reale solo in proporzione agli euro. Ogni cittadino italiano avrà quindi nel corso di un anno solare il valore di 1.200 € (una signora tredicesima), spendibili nel circuito.

Il circuito si genera su base volontaria e segue queste regole basilari:
• viene istituito l’albo degli accettatori dei Cre.Na. attraverso un semplice modulo online;
• ogni titolare di partita IVA, ogni professionista, ogni associazione e ogni piccola e media impresa (ma anche il semplice cittadino), decidono in totale autonomia in quale misura accettare i Cre.Na.: una pizzeria può decidere di accettare al 10% i buoni sconto, il cittadino che andrà lì e spenderà il totale di 20€ pagherà 18€ e 2 Cre.Na.;
• i Cre.Na. rappresentano uno sconto e come tale non sono soggetti ad alcuna imposta, quindi il pizzaiolo pagherà le imposte per 18€;
• il circuito dei Cre.Na. è dedicato esclusivamente agli attori dell’economia reale, la GDO e le grandi multinazionali sono escluse;
• i Cre.Na. sono rispendibili tra operatori commerciali (il pizzaiolo andrà a comprare gli ingredienti presso chi accetta i Cre.Na., riciclando così lo sconto).
• lo Stato, attraverso il Ministero dell’Economia, ritirerà i Cre.Na. messi in circolazione attraverso uno sconto sulle imposte, incentivando quindi le imprese ad accettare i crediti;
• il sistema sarà totalmente elettronico, sviluppato e certificato nella sua integrità, e nella sua sicurezza esattamente come i conti correnti bancari.
• ogni cittadino o impresa potrà accedere al suo conto corrente Cre.Na. attraverso un’interfaccia web e applicazione per smarthpone, con cui potrà gestire le sue transazioni;
• gli esercizi che accettano i Cre.Na. dovranno dotarsi di apposite pistole scanner per facilitare la transazione attraverso la tessera elettronica di cittadinanza;
• i Cre.Na. non sono una moneta, non possono entrare in banca;

Creare un circuito parallelo e complementare all’euro è davvero semplice, costa molto poco e si può gestire in mille modi, anche attraverso le Regioni o i Comuni. Con questo sistema si inverte la tendenza e si dona nuova linfa all’economia reale.

Con facilità si ottengono risultati immediati e insperati:
• aumenta la velocità di circolazione dell’euro → aumentano i redditi di famiglie e imprese e quindi anche il gettito delle imposte (sembrerà a prima vista una contraddizione perché abbiamo detto che lo Stato accetterà in percentuale i Cre.Na. nella riscossione delle imposte, e quindi rinuncerà ad una parte di euro, ma aumentando la velocità di circolazione della moneta aumenterà in  proporzione anche il gettito).
• con l’euro che va di meno nella “nuvola finanziaria” si ottiene il cosiddetto “effetto moltiplicatore” → aumentano gli investimenti nell’economia reale, si creano nuove imprese di territorio e quindi nuovi posti di lavoro;
• diminuisce il debito pubblico → l’aumento della circolazione monetaria nell’economia reale aumenterà – come già detto – il gettito dello Stato che dovrà indebitarsi progressivamente sempre meno con i mercati finanziari;
Questa piccola idea progettuale necessita di essere approfondita e studiata nel dettaglio nella sua fattibilità, magari scegliendo un’area geografica italiana in cui sperimentare il meccanismo.

Francesco Filini
francescofilini@gmail.com

Aurita

Francesco Filini, amministratore locale e studioso di economia, geopolitica e moneta. E' tra i fondatori della scuola di studi giuridici e monetari Giacinto Auriti, scrive sul rapportoaureo.it da oltre 5 anni ed è autore del saggio "Il Segreto della moneta - verso la Rivoluzione auritiana".

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