Ateismo agnostico razionalista

Ateismo e agnosticismo sono termini che possono convivere senza escludere l’un l’altro. L’ateismo ha a che fare con la fede ed è ateo chi non crede all’esistenza di Dio ma, a domanda precisa rispondendo di non credere alla sua NON esistenza per poter giustificare così perlomeno una forma debole dell’annunciato agnosticismo, si contraddice però la definizione di ateismo, che è la negazione esplicita dell’esistenza di una divinità, ovvero è fede, non diversamente spiegabile, nella sua inesistenza, come da kantiana, copernicana rivoluzione.

Diversamente dall’ateismo, l’agnosticismo riguarda la conoscenza, l’epistème, l’assenza di gnosi e cioè quel tipo di conoscenza metasensibile che non procede dall’esperienza né da postulati ed è in questo senso, o almeno lo è l’agnosticismo debole, una posizione di tipo francescano, agostiniano, kantiano, dove cioè la divinità è inconoscibile, non se ne può avere esperienza nemmeno col razionalismo domenicano dell’aquinate perché imponderabile, come l’àpeiron milese.

Ebbene, proprio per questo è contraddittorio beffarsi(1), per quanto se lo meritino fino in fondo perché per credere hanno bisogno di prove, ripetibili, empiriche e sensibili, di quelli che invece credono in base a fenomeni strani e inspiegabili come guarigioni e apparizioni, che NON sono manifestazioni metafisiche ma banalmente fenomenologiche, altrimenti non si potrebbero percepire con vista, udito, olfatto, termopercezione etc etc. Questo perché gli organi di senso, al pari di qualunque tipo di rilevazione strumentale scientifica, non possono che percepire fenomeni sensibili che sarebbero tali anche qualora dovuti ad allucinazione e/o errore di rilevazione e non c’è possibile prova se non quella della fede, che un evento che ha del miracoloso perché inspiegabile possa/debba per questo essere causato da divinità.

Questa è una posizione di tipo agnostico, tuttavia proprio per questa ragione è contraddittorio e perfino più risibile chi, come agnostico, crederebbe solo a fronte di prove di carattere tangibile e cioè proprio le stesse che sono sufficienti, in specie se non spiegabili, agli zotici creduloni, o meglio, non crede in base all’inesistenza di prove epistemologiche, tanto più qualora fosse un soggetto che volesse far supporre di non appartenere al popolino bigotto e credulone, sapendo bene che la metafisica non può essere spiegata con la fisica e l’epistemologia.

Uno che parla così non ha letto Tommaso e nemmeno Heidegger e Kant, oppure li ha letti ma è un imbroglione che si accontenta di imbrogliare il popolino credulone e bigotto di cui si supponeva non volesse far parte. Non si può spiegare il proprio ateismo agnostico in riferimento al sangue di San Gennaro o ai miracoli di Lourdes. Farlo, per i motivi suddetti vuol dire contraddirsi e nel mentre disporsi al livello del popolino che si voleva, per quanto giustamente, sbertucciare e a proposito di, ci credo-non ci credo, esiste-non esiste, per il monismo materialista la sola realtà è materiale così come per quello idealista lo è l’iperuranio.

Sostenere, a ragione, che in molti credono alla divinità o comunque alla metafisica in base a prove fisiche è stupido ma lo è anche autoreferenzialmente, anche e forse soprattutto ponendosi sulla cosa in modo agnostico, perché l’agnosticismo prevede la stessa identica cosa, cioè un contraddittorio attendere prove fisiche a spiegazione del metafisico, e non “credo” affatto, che un ipotetico confronto sul tema tra Odifreddi e Ratzinger avrebbe ragione di finire col sopravvento del primo, come ipotizzato da uno spinoziano Costanzo Preve come affermava in un’intervista a presentazione del suo libro: le avventure dell’ateismo.

Per Sartre, tanto per rimanere in un ambito esistenzialista rassicurantemente ateo, non solo la divinità non “esiste” ma nemmeno esiste la coscienza, che definisce come essere “per sé”. Mediando Kant, nell’esistenzialismo sartriano esistono “in se” solo le “cose del mondo” ma solo fintanto che nessuno le descrive. In Sartre, come in Husserl, la coscienza è coscienza di qualcosa, che come in tutta la fenomenologia viene “nullificata” nel momento in cui prende coscienza di sé, e cioè nel momento in cui è fenomeno d’essere. In Sartre, questa cosa dell’esistenza è una concezione materialistica, un umanismo dove l’esistenza precede l’essenza, una dottrina ottimistica dove l’uomo è responsabile e vero autore di ogni cosa che fa e pensa ed è però “fenomeno d’essere”, e cioè coscienza che si manifesta come fenomeno e quindi accidente e non sostanza, potenza e non atto, perché coscienza di (per) sé non è la coscienza in sé.

Quindi è vero fino in fondo, che “Dio” non esiste di un’esistenza fenomenologica, epistemologica, materiale, inserita in una dimensione temporale come lo è il cogito. In definitiva, pur non avendo idea di ciò che dicono atei e agnostici affermano una realtà di tipo totalmente, anzi di più, essenzialmènte, esistenzialmènte ontologico.

 

25/04/2020, Giovanni Moretti

fonte: https://www.facebook.com/gimore/posts/2198401820180877

 

note

1) https://www.youtube.com/watch?v=v-fBKw0UGsA

Giovanni Moretti

Giovanni Moretti è nato a Torino nel 1963. Specialista in architetture informatiche e servizi ICT, ha studiato e lavorato per più di trent'anni per grandi multinazionali del settore per trovarsi ora in un percorso a ritroso che era iniziato in giovinezza con l'algebra di George Boole, poi proseguito in direzione di Gottlob Frege raccogliendo, strada facendo, una profonda passione per la filosofia

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